Thursday, March 16, 2006

Mercoledi 15 marzo

Mi sveglio nel New Jersey dopo aver passato la giornata di martedì con la family. Colazione insieme, saluto il mio mitico cugino gemello che torna ad LA ed eccomi sul ferry che attraversa l’Hudson River. Arrivo sulla 38esima, ribenvenuto nel caos totale di sta città e dopo una tratta in bus e una “passeggiatina” arrivo a casa. Il tempo di rimettermi in sesto e di nuovo via verso Downtown. East Village per la precisione. St. Marks Place, Raba dorme li. Arrivo in zona e lo trovo già in un negozio di dischi, Norman’s (St Marks Place e Second Ave.). Carino, Raba ha naso, e si vede anche da queste parti. Amante di Cuba (o delle Cubane?) decido di portare il ragazzo a mangiare al Cafe Habana (17 Prince Street- Elizabeth). Mangiamo abbastanza bene, riprovo a smollare un altro dei centoni “sospetti” ma nulla, torna diretto al mittente con tanto di dedica:”Non abbiamo il resto” vabbé, mi giro, ci sono solo altre 30 persone dentro al ristornate. Paghiamo e via. Comunque il café Habana merita, infatti uscendo c’è la tipica coda da New York.

Dopo l’Habana Naca in grande crisi da shopping decide che è arrivato il momento di cominciare a cercare scarpe. Classic Kicks (298 Elizabeth Street-Bleeker) è il primo obiettivo della caccia e risulta essere nettamente il negozio meglio fornito. Entro qualche giorno tornerò. Alife è l’altro ma lo lascio a domani.

Café Gitane (242 Mott Steet – Prince-Houston) per un caffè prima della serata sembra essere la soluzione più interessante infatti il posto è veramente carino. Caffè buonissimo seguo Raba nell’idea di mangiarsi una macedonia di frutta. Squisita. Camerierine carine, Raba bello lanciato ad un certo punto mi dice: Quella mi ha sorriso... Provaci gli rispondo, cosa aspetti. Mi guarda stizzito, va che non sono mica venuto per questo… e per cosa allora? Per trovare te a New York e per vedere i Pistons. Se vedo Hamilton uscire dai blocchi sarò felice almeno per un anno. Mitico Raba. Chi deve capire capisca. Comunque il Gitane è carino. Popolato da gente interessante sembra essere proprio un ritrovo "in-hip" nella zona di Soho-Nolita. Mi guardo attorno e noto che tutti consumano allegramente esponendo grossi sorrisi. Osservo i piatti che sembrano proprio gustosi.



Sono le 7. Ora di andare al SOB’s (204 Varick’s- W. Houston). Stasera suonano i Dilated Peoples e i Little Brother. Una delle leggende dell’hip hop intelligente della west coast e una delle realtà underground più interessanti degli ultimi tempi. Bello vedere qualche concerto hip hop in America.



Sempre interessante. La gente, gli sguardi, le faccie scure, chi fa il gangster, chi fa il pappone, chi si diverte, e chi come noi, si guarda soprattutto in giro. Infatti, verso la fine dei concerti, e nonostante le migliaia di allusioni all’erba che fanno i vari artisti che si alternano sul palco, vedo una scena abbastanza terrificante è sintomatica della apertura mentale di questo paese. Appena un ragazzo accende una canna quattro della sicurezza lo braccano abbastanza violentemente mostrandogli l’uscita. Fino qui va bene. Solo dopo qualche istante noto che si sono tenuti la cartà d’identità del tipo. Chiameranno la Polizia. Il concerto finisce tardi, bello sono soddisfatto della mia scelta. Raba stanchissimo e in evidente preda del fuso torna in albergo. Io, come sempre non contento della serata vedo Vana e altri e giro ancora qualche locale senza cavarne comunque un ragno dal buco. Poi scappo pure io.



In taxi da solo osservo la notte. Sono quasi due settimane che sto vivendo New York e ho ancora quella sensazione di urgenza che caratterizza chi vuole viverere una città nonostante il poco tempo disponibile. Ecco, tre mesi, speriamo, sembrano veramente un brevissimo lasso di tempo rispetto ad una città colma d’infinite possibilità come questa. Mi sento piccolo. Piccolissimo. Guardo le luci accese dei grattacieli e dei palazzi. Cerco di immaginare quanta gente viva al di là di quelle finestre illuminate. Mi sento veramente una piccolissima, minima frazione di tutto questo, praticamente impotente di fronte alla quantità di gente che lotta. Qui se non dai il 120% di te stesso, ti mettono alla porta. Ce ne sono altri mille che vogliono il tuo posto e la tua pelle disposti a lavorare al 150% facendosi pagare pure meno. Sguardo fisso sulle migliaia di luci tra le quali il taxi mi sta accompagnando, penso alle mille eventualità. Sono disposto a ricominciare tutto da capo e cercare di farmi strada qui? Sono disposto a rinunciare alle certezze che la nostra vita, anche se ovattata, ci regala? Non lo so. Proprio non lo so.

6 Comments:

At 2:51 AM, Anonymous Anonymous said...

ciao naca, mi piace questo diario scritto stile Brizzi! del tipo che hai sempre voglia di vedere come prosegue le sue avventure il nostro protagonista!!! E il locale cult di sex and the city l'hai già visto? non mi ricordo il nome ma chiaramente é giù nel village... a presto, baci Fabi

 
At 6:15 AM, Anonymous Anonymous said...

Ma quando sei in giro di notte in taxi esattamente cosa fai? ti immedesimi in "collateral" versione NY? Eh eh :)

Salutami Raba, e divertitevi!!!

 
At 11:14 AM, Anonymous Anonymous said...

Bello e interessante...
complimenti!

Un saluto a chi é in cerca di blocchi ben fatti.

 
At 11:38 AM, Blogger NACA said...

ciao fabi, fa piacere che leggi...continua a commentare cosi ci teniamo in contatto...

tato, si,faccio come cruise giro locali ad ammazzarMI di tequila, mentre raba mi aspetta alla guida del taxi... ascolta rete three.

BAci da rasheed e chauncey

 
At 8:50 AM, Anonymous Anonymous said...

ah! ecco come si chiama il film: collateral!
che figo naca che si fa abbordare dall'avocatessa figa
caio valeria

cosa sono i tag html?

 
At 8:50 AM, Anonymous Anonymous said...

ciao! valeria

 

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