Lunedi 13 marzo
Giornata al parco. Scrivo, leggo, faccio foto. Anzi no, foto no perché una signora mentre sto per farne una ad un prato pieno di gente mi apostrofa commentando “ti piacciono le foto alle ragazzine, cosa ci fai dopo?”. Mi giro e la mando a cagare. Scusate il linguaggio ma fanculo la tipa, come si permette? Il suo paese ha appena criminalizzato l’aborto nel Sud Dakota, nemmeno dopo stupro o per incesto sarà permesso, e questa guarda cosa mi viene a dire. Sbagliato generalizzare. Comunque Central Park è una figata. È come un polmone verde in mezzo alla penisola. Una fetta di silenzio e pace nel marasma generale di questa metropoli.
A guardare la cartina della città potrebbe apparire forzato, ma reputo importante il verde nelle città e se non fosse per Central Park sulla penisola di Manhattan non ce ne sarebbe nemmeno un angolino. Dopo aver assaporato questa importante parte di Manhattan e dopo essermi fatto trattare da pedofilo torno verso casa, mi cambio e vado al Joe’s Pub (425 Lafayette St. btw 4th St. and Astor Pl.) per vedere Isobel Campbell voce dei Belle and Sebastien. Mentre sto per entrare capisco che il concerto è appena finito. Ok visto che siamo a New York e che il sottoscritto è preparatissimo mi sposto al Tonic (107 Norfolk St btw Rivington and Delancey Sts.) per vedere Tunde Adebimpe dei Tv on the Radio, uno dei mille gruppi di Brooklyn che ho imparato a conoscere e che nel 2004 aveva pubblicato un album straordinario. Tunde suona al Tonic. Posto piccolissimo, ci saranno 50 spettatori.

Tunde Adebimpe usa la sua voce campionandola a strati. Interessante. L’avevo già visto fare da Jamie Lidell quest’estate a Belfort. Presenta anche pezzi del prossimo album, ride, parla con il pubblico, chiama le canzoni schizzi. Divertente insomma,e musicalmente interessantissimo.

Esco dal Tonic e me lo trovo davanti. Complimenti, Tunde sorride. Gli dico che devono venire in Svizzera. Si, forse Basilea, ho un caro amico li, tu di dove sei? Lugano. Ah si è il sud, risponde, sicuramente meglio vivere dalle tue parti. Lo saluto. Un drink al Schiller’s Liquor Bar (131 Rivington St - Norfolk St.) che risulta essere decisamente bello ma veramente caro. Bella gente anche. Consigliato. Sono stanco, torno e per una volta decido di prendere la metro nonostante l‘orario e il rischio di dover aspettare tanto. Invece aspetto poco, osservando la gente della notte.

Scendo al piano di sotto. Treni Express. Aspetto poco, quanto basta per confermare nuovamente la teoria di settimana scorsa. Soprattutto in orari meno “sicuri” di altri. Ci sono quasi esclusivamente solo neri nel treno. La scala, ricordate? Questo è il gradino più basso, l’express train. Solo cinque fermate a Manhattan. Fiancial District, Union Square, Grand Central, 86esima e 125esima, e c’é gente che non potrà mai nemmeno provare a salirla la scala. Ragazzini neri che andranno a scuola nel loro quartiere, scuola non abbastanza buona per andare in una High School abbastanza rinomata per entrare in un college rinomato per poter ambire agli uffici nei piani alti di Manhattan e girare in taxi. No, voi restate qui sotto. Non vogliamo vedervi. Lavorate per noi ma vi nascondiamo li sotto. Non luccicate abbastanza.

6 Comments:
Forse un po' ridondante il commento sulle classi sociali ma sicuramente azzeccato.
ottimo post....dopo concerti, concerti, cibo e ristoranti...ecco un commento ke esce dal semplice girovagare x NY...dai ke mi sto divertendo a leggerti...
Gio grazie, non tutti i giorni succedono cose che mi fanno pensare. Dovrei forse scrivere meno spesso ma piu di qualita... forse perche mi ero promesso che sarebbe stato un diario guida... stasettimana comunque dovrei anche andare in qualche museo che non ho ancora visto. Vedremo. Ciao gio continua a lasciare commenti, fa piacere....
Saul, stavolta la differenza mi ha sorpreso, negativamente. Ti giuro che non mi aspettavo un differenza cosi marcata tra la superficie e sottoterra. Impressionante. Per strada i personaggi che vedi in metro non li noti e nemmeno ci sono. Chissa dove lavorano. Escono dal lavoro, metro e a casa nel bronx. Viviamo in un paese ovattato. In una realta ovattata. Sono felice di non essere abituato e di rimanerne ancora negativamente stupito. Spero di restare cosi ancora a lungo. Abituarsi sarebbe un errore. tutto qua. Grazie Saul per i commenti....
...certo che ti fai riconoscere anche a Central Park ah aha :)
te... :D
paura...
com'é a lugano?
non ti stai perdendo niente....
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