Giovedi 9 marzo 2006
La giornata inizia in un Diner nel New Jersey a mangiare pancakes e uova. Mio zio mi ha voluto offrire la colazione e non si può rifiutare. Il New Jersey è decisamente triste, america profonda. Non so nemmeno cosa aggiungere a parte che non vedo l’ora di tornare in città. Arrivo per le 3. Mi porta mio cugino in macchina. 9 marzo 1997-9 marzo 2006. 9 anni fa moriva Notorious Big e qui è un big deal. Le radio le macchine suonano inni a me famigliari. BIGGIE SMALLS! Scrivo ancora qualche mail. Vediamo di trovare qualcosa. Stasera cena con il tipo che lavora all’immigrazione. Esco di casa verso le 5 e vado verso Union Square. Alle 6 puntello con Vana in un bar sulla 32esima e Madison che non cito nemmeno. Il tentativo è di pubblicizzare l’open bar. Bibite gratis dalle 6 alle 7. Arriviamo: Bar lungo 15 metri, baristi? UNO. Preferisco pagare e non dover aspettare.
Me ne vado: Cena con Nadine e futuro marito Gerard all’Express (Park Ave e 20th Street). Carino. Il ristorante è chiaramente francese e io mangio salmone alla griglia. Buono. Leggero, ogni tanto ci vuole. Nadine ha sempre quello sguardo che 12 anni fa mi aveva fatto perdere la testa. Lui mi piace. Sono contento per loro. Parliamo di tutto. Lavoro. Gerard mi dai dei fogli che devo ancora leggere. È gentile. È strano perché con Nadine, quando avevo 20 anni ci dicevamo che sarei stato io ad andare a New York a vivere perché lei diceva che in Svizzera non sarebbe mai venuta. A 30 anni invece comincia a tentennare. Sono già stanchi del ritmo di vita americano. Logorante. Lui verrebbe volentieri in Europa. Lei mi guarda. Io rido. Gerard mi dice che ad essere avvocato almeno i primi 5 anni lavori sicuro 6 giorni alla settimana, tipo 60-70 ore alla settimana. Roba da pazzi. Mai cazzo.
Dopo cena ci spostiamo al Flute (40E 20th street- Park). Proprio li di fianco. Carino. Fanno tantissimi drink con champagne. Bottiglie a prezzi esorbitanti. Non succede nulla comunque. Continuiamo a parlare.
Sento Lorenzo, il tipo di Lugano. Decidiamo di berne una. Loro vanno a casa. Becco lorenzo su Bleeker e andiamo al Movida (28 7 Ave tra Bedford e Leroy Street). Carino. Cameriere da favola mi fanno provare un po di Ruhm. Lui è ingrifatissimo. Parla con tutte. L’accento italiano però non tira. Peccato. Io esco a fumare. Mi faccio amico il buttafuori. Così se torno ci siamo. Entro easy. Sono le 2.30. Pizzetta veloce. Soliti rompicoglioni ci parlano di Beckham. Mi guardo attorno. La serata sta morendo. Bon, Max Fish time. Infatti è ancora pieno. Birretta della staffa. Per strada parliamo con tutti. Lui si diverte. Oggi va a Toronto. Torna domenica. Un po’ di Ticino ci vuole.

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