Lunedi 6 marzo 2006
La giornata incomincia con lo stress da colloquio. Niente di trascendentale. Lo stress che ho sopportato la mattina dell’esame d’avvocatura devo ammettere che ha lasciato un segno piuttosto indelebile, e niente, per ora mi può tangere da quel punto di vista. Soprattutto un colloquio per un lavoro temporaneo qui a New York. Giacca, cravatta, gel, e via in metro. Lo studio legale Balestriere si trova Downtown proprio allo sbocco del ponte di Brooklyn. Scopro che ci sono treni che tra casa mia e la parte più lontana di Manhattan si fermano solo in poche stazioni. Si chiamano express e sono ai piani inferiori. Scendo e salgo sul primo che passa. Scopro inoltre, guardando le fermate sul muro che questi treni express partono lontanissimo nel Bronx più inoltrato per arrivare fino all’estremità di Brooklyn. Infatti la gente che lo popola non è leccata e incravattata come il sottoscritto. Sembra quasi che la gente comune sia segregata sottoterra. Come se ci fosse una scala da affrontare. Prima abiti lontano dal centro e devi prendere il treno express per arrivare a Manhattan a lavorare. Poi, se sgomiti per bene e riesci ad emergere prendi casa ad una distanza più ragionevole e sali di un piano. Treni normali, locali. Tante fermate a Manhattan. Se poi sei un vero figo prendi appartamento a Manhattan e cosa fai? Sottoterra non ci metti più piede. Taxi qui Taxi la… sei arrivato. Hai scalato. È un immagine abbastanza fedele di quello che vedi nella metro. Vi assicuro che le faccie li sotto non sono felici, ed è uno dei pochi momenti in cui riesci a guardare qualcuno negli occhi per più di 2 secondi. Per avere un mondo tanto luccicante e sfarzoso in superficie e fino in cima ai grattacieli c’è la concreta necessità di avere un mondo sotteraneo che sgobba. E sgobba di brutto.

Arrivo nel Financial District. L’ufficio dell’Avvocato e vicinissimo a Ground zero. Entro nel palazzo e mi dirigo al 27esimo piano. Mi accoglie a braccia aperte, gentile, mi dice che è stato a Lugano 8 volte e che è bellissima, sua nonna ha una casa a Luino. Wow. Per ora non ha molto per me ma ci rivediamo in settimana e mi da il nome di una tipa che vorrebbe parlarmi. Vediamo. New York – Naca 1 a 0.
Esco un po sbattuto, ma nessuno sconforto. Riprendo la metro, quella express, quella sotto sotto, e torno a casa.
Vado a pranzo nel Midtown con mia cugina. Gentilissima, la tipa spacca, lavora per una compagnia di prodotti per la pelle. Sa quello che vuole. Chiaccheriamo del più e del meno. M’invita a casa sua nel New Jersey per la serata. Devo rifiutare. Stasera Mogwai, tento anche se tutto esaurito.
Sono le 8PM e mi dirigo verso l’Avalon (660 6th ave.-20th Street) l’ex Limelight, celeberrima discoteca nella chiesa. Negli anni ’90 era la mecca. Io per caso ci ero stato nel 95 a 19 anni. Un giovedi sera. Gay night. Vi lascio immaginare che flash per un 19enne di Lugano.
Stasera invece ci sono gli scozzesi. Gran gruppo. Già visti al rainbow a Milano. Bellissimo concerto. Chiedo se ci sono ancora biglietti ma nada. Chiedo in giro e un ragazzo mi dice che ne ha uno in più ma forse il tipo arriva. Chiacchieriamo nell’attesa. Sembra simpatico. L’altro arriva. Fanculo. Mi saluta. Cerco ancora e alla fine trovo ed entro. Concerto divertente ma meno intenso di quello di Milano. Incontro Michael, il tipo con cui avevo parlato. Beviamo svariate birre. È di San Francisco ma insegna architettura a New York. Interessante. È già stato a Lugano anche lui. Ma cos’è sta storia….. Mi dice che suonava in un gruppo che si chiama For Stars, e che sono stati due volte in tour in Europa, mica male, mi dice che l’Europa è un sogno per lui… Mi dice che ha suonato a Benicassim in Spagna, ad un festival dove sono stato pure io… simpatico veramente, mi da la sua mail. Mi dice di scrivergli che ci si beve una birretta. Prima nuova conoscenza. Olé.
Finito il concerto vado nella Lower East Side. Ludlow. Max Fish baby. Qualche birretta, gente interessante ma la cosa non decolla allora vado di fronte, al Dark Room (165 Ludlow- Houston) famoso per essere un ritrovo di musicisti. Entro e subito mi rendo conto che molte delle faccie viste al concerto erano li. E infatti dopo poco vedo i 5 Mogwai seduti a parlare con tipe e a bere birra. Sono marci e si divertono. Il posto è carino, incasinatissimo, volume alto e molto rock. Bello, ci piace, meglio quando si è brilli e in compagnia. Alla fine chiacchero un attimo con uno di loro, simpatico, accento incomprenibile quello scozzese. In più barcolla. Gli dico di spaccare a Milano che ci saranno dei miei amici. Sorride. Mi saluta. Nice meeting you. Notte New York.

2 Comments:
Mi piace la visione/descrizione di come funziona la city, direi profonda ma anche triste ed inquietante.
quella della metro? i treni della metro ti permettono di avere il tempo di guardare le persone in faccia per qualche minuto... Ecco perché mi è parso di poter descrivere cosi la situazione... grazie del commento! keep on rocking WORLD WIDE SUICIDE!
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