Martedi 7 marzo
Mi sveglio verso le 10. La famosa telefonata non arriva, la tipa di Balestriere tarda a telefonare. Resto a casa fino alle 2. Scrivo email per altri impieghi. Vediamo. Non mi resta che tentare. Sento Monika, ragazza di Friborgo con cui avevo studiato. La conosco relativamente poco ma siamo rimasti in contatto anche dopo l’università. Ci vediamo in uno Starbucks sulla 48esima e Park Avenue, proprio di fronte al grattacielo UBS. Mi dice che ha appena avuto un colloquio con loro. Si è sposata in dicembre subito dopo aver passato l’esame d’avvocatura a Zurigo. Mi ricordo che lei era la migliore del mio anno. Laureata con voti pazzeschi. Tipo tutti 6. Una cima. In più è carina. Ora suo marito lavora a New York, e lei l’ha seguito. Grande. Parliamo quasi due ore. Il mio telefonino Svizzero continua vibrare. La Juve sta giocando. Al 70esimo perde 1 a 0 in casa dal Werder. Cazzo. Ci salutiamo. Usciamo a cena settimana prossima? Ti presento mio marito. E io che volevo fare l’amante… sorrido. Certo le dico. Fatti sentire.
Prendo la metro, decido di andare downtown per trovare un bar calciofilo. Provo con il Gatsby’s (53 Spring Street – Lafayette), mi ricordo che l’ultima volta davano la premiere league. Intanto ricevo un messaggio da Miro. La Juve ha ribaltato il risultato. Grandi. Arrivo al Gatsby’s e infatti mi trovo davanti la partita. Mi siedo al bancone e di fianco mi trovo un ragazzo che appena mi vede interessato alla partita attacca bottone. È svedese. Zlatan ti piace? Si gli dico. Ci confondono sempre gli americani lo sai?. Ha ragione. Sorrido. Vedo Emerson rubare la partita mentre lo svedese è felice con una bella sudamericana. Appena lei va via un secondo si gira furtivo verso di me e mi dice che lei si ubriaca dopo un bicchiere di vino e che dopo fanno festa grande, amo New York aggiunge. Sorrido. Di fianco a lui c’è un tipo Irlandese che da 15 anni vive a NYC e un americano con famiglia a Reggio Calabria. Parliamo del più e del meno. Esco e vado a mangiare una bella insalatona. Sono quasi le 7 e non ho nemmeno pranzato. Mi chiama Nadine, lunga storia questa, riassumo dicendo che è il mio primo amore estivo negli anni del liceo. Si sta per sposare, una tipa proprio in gamba anche se con un caratterino. Durante la telefonata fa spesso allusioni al periodo che eravamo “insieme”. Mi minaccia dicendomi che se non ne trovo una più che perfetta, lei mi uccide. Le rispondo che a lei non piacerà mai la mia compagna. Ride, hai ragione aggiunge. Mi dice che Gerard, suo prossimo marito lavora all’immigrazione, che se ci vediamo lui può trovarmi un permesso, forse. Incredibile, giovedi sera andiamo a cena e se ne parla. Sono felice. Vediamo.
Da quel momento in via… circa alle 8.30 vago senza meta per la città. Mi dirigo verso Nolita e l’East Village. Passo davanti al Bowery Ballroom (6 Delancey Street- Bowery) storico posto per concerti. Poi arrivo quasi alla Lower East Side e mi trovo davanti il Living Room (154 Ludlow Street). Non posso non entrare ed eccomi nell’originale… chissà se Mauri lo sa. Vabbe bevo la birretta al Max Fish. Ancora? Si sono testardo. Sono convinto che è solo andando sempre negli stessi posti, almeno quando esco solo, che potrò conoscere gente. Infatti uno dei tipi dentro saluta. Vabbe finisce li. Un po triste decido che è meglio tornare a casa. Sono le 23.30. Aspetto la metro leggendo il primo pezzo di carta che mi capita per mano e tutto ad un tratto vibra il telefono. È Vana. Mi dice che lei e una sua amica vanno a bere qualcosa al Pasta dalle parti in cui sono io ora. Esco dalla metro ritrovando il sorriso. In strada chiedo ai primi due che passano. Conoscete il Pasta? La tipa, carina, nera, guarda subito sul suo super Blackberry venuto dal futuro. Si connette a internet e in due secondi mi dice... No. Non è qui. Ma da ste parti c’è il Pravda. Forse è li. Sorrido. Forse ho capito male io. Grazie. Mi dicono che vogliono bere un bicchiere pure loro e che mi accompagnano. Simpatici. Susan e Todd. Arriviamo al Pravda (281 Lafayette Street- Houston and Spring street), un bar tendenzialmente russo con servizio scadente ma arredato con estremo gusto.

Susan è un vulcano, a due occhi vivissimi e continua a parlare. Arrivano Vana e Diana, la sua amica. Diana e Susan lavorano ambedue nel mondo della televisione e parlano non-stop. Io e Todd ci guardiamo negli occhi e sorridiamo. Amore a prima vista. Wow, grazie al Pasta di Rupen ci siamo conosciute. Quando vieni a Los Angeles chiamami… Susan gentilissima e felice per i nuovi incontri ci offre da bere. Si ride di come ci si è incontrati. Grazie allo svizzero mezzo perso a Manhattan. Tutti si scambiano bigliettini. Io fiero distribuisco il mio fresco di stampa luganese. Ci salutiamo ma Susan mi risentirà. La serata finisce in Taxi con Diana che abita dalle mie parti quindi si divide il viaggio. Mi descrive il suo lavoro come super bello, il mondo della televisione è interessantissimo. Le chiedo il suo bigliettino. Lei scende due bacini. Guardo il bigliettino. Travel coordinator. Scopro che la tipa banfa. Lavora come travel coordinator per un produttore. Il suo lavoro si riassume in riservare voli e alberghi. Ecco un'altra caratteristica dell’america. Sono tutti importantissimi.

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